L’AGENDA TREMONTI PER IL G8

Archiviata la pratica G20, il governo è al lavoro sul G8 che l’Italia ospiterà a luglio alla Maddalena. Il dossier economico è in particolare allo studio del ministero dell’Economia affiancato da un gruppo di saggi nominati da Giulio Tremonti.Nel comitato tra gli altri figurano, come noto, Guido Rossi, Enrico Letta, Giulio Napolitano e Gustavo Visentini.
10 APR 09
Ultimo aggiornamento: 03:44 | 5 AGO 20
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Archiviata la pratica G20, il governo è al lavoro sul G8 che l’Italia ospiterà a luglio alla Maddalena. Il dossier economico è in particolare allo studio del ministero dell’Economia affiancato da un gruppo di saggi nominati da Giulio Tremonti.Nel comitato tra gli altri figurano, come noto, Guido Rossi, Enrico Letta, Giulio Napolitano e Gustavo Visentini. Quest’ultimo, direttore del Centro di ricerca per il diritto di impresa dell’Università Luiss, spiega al Foglio: “Il nostro sarà soprattutto un contributo di idee e riflessioni”. Il team si è già riunito due volte e probabilmente si vedrà ancora prima di Pasqua. Non si esclude l’organizzazione di un evento pubblico per rilanciare idee e proposte. “Ne ho sentito parlare”, dice Visentini. “Lo sconquasso della situazione economica internazionale – aggiunge – discende dal collasso di un certo tipo di affari quasi completamente deregolamentati”. Detto in gergo tremontiano: è colpa di quel capitalismo che è entrato nel “regno dell’anomia”. Per questo, se nelle relazioni economiche internazionali i secoli passati sono stati quelli del gold standard, quello che si è aperto dovrà essere il secolo dei legal standard. Il G8 della Maddalena, secondo l’idea di Tremonti, ha l’ambizione di divenire l’anno zero della nuova era. In vista dell’appuntamento, secondo la ricostruzione del Foglio, il Tesoro sta lavorando ad alcune ipotesi per un “manifesto del diritto futuro”, da sottoporre agli altri grandi, su “proprietà, integrità e trasparenza dell’attività economica e finanziaria internazionale”. Ma sui dettagli Visentini non si esprime.
I legal standard non sono norme vincolanti, ma un insieme di regole di soft law – estendibile a tutti i campi dell’attività economica – che gli stati si impegnano a rispettare. Il “manifesto” farà ampi riferimenti a una serie di accordi già predisposti, innanzitutto dall’Ocse. Per scongiurare la gara al ribasso negli standard lavorativi, sociali ed ambientali, si punta sulla lotta alla “corruzione”, nonché al fenomeno del “riciclaggio di denaro sporco”. In quello che in ambienti di Palazzo Chigi viene definito una sorta di “decalogo” in fieri ci sarà un riferimento alla “condotta responsabile degli affari”: un auspicio affinché tutte le pratiche anti-competitive, nella forma di cartelli ma anche di evasione fiscale, siano contrastate. A questo proposito, senza nominare esplicitamente i paradisi fiscali, nei documenti in via di preparazione si sostiene che il segreto bancario non debba impedire lo scambio di informazioni utili. Per quanto riguarda i metodi di “corporate governance”, oltre agli appelli alla lealtà e alla trasparenza nei rapporti tra azionisti (shareholder) e portatori di interessi (stakeholder), si punta a esplicitare la richiesta che stipendi e compensi dei manager siano sostenibili e compatibili con gli obiettivi delle società. Ocse e Financial Stability Board saranno chiamati a lavorare su standard che non valgano solo per le classiche società per azioni ma – un altro pallino del ministro – ma anche per hedge fund ed equity fund. Da disincentivare anche l’“abuso di veicoli societari”. Si tratta poi di lavorare sull’’“arbitraggio delle regolamentazioni” (l’idea che gli operatori possano, con eccessiva disinvoltura, scegliere di volta in volta l’ordinamento più favorevole).
Ma trattandosi di legal standard, ovvero di principi non vincolanti giuridicamente, a essere decisive saranno la “cooperazione nella fase di enforcement” e il “monitoraggio dell’implementazione” dei suddetti principi. Per questo l’idea innovativa pare essere quella di utilizzare la riunione del G8 per garantire a questi “principi e standard comuni” una visibilità internazionale, arricchendoli così di un peso specifico politico.